L’attività di advocacy per la parità di genere alla COP22

Anche quest’anno, nell’ambito della COP22 si è svolto il Gender Day, dedicato alla sensibilizzazione verso la parità di genere in ambito climatico. La giornata è iniziata con una riunione di aggiornamento sulla situazione dei lavori della gruppo di interesse dedicato ai diritti delle donne, la UN Women and Gender Constituency (WGC).

Le parti aderenti alla Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) stanno lavorando in questi giorni a Marrakech per definire in termini pratici come dare seguito agli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. La finanza climatica e la transizione verso un’economia sostenibile sono al centro dei lavori della Conferenza. La parola d’ordine è implementazione e la società civile sta lavorando incessantemente per monitorare e influenzare le decisioni delle Parti.

L’Accordo di Parigi ha rappresentato una svolta storica nella lotta al cambiamento climatico: per la prima volta, la quasi totalità dei Paesi del mondo si è unita nell’intento di trovare una soluzione a un fenomeno che mette in pericolo milioni di persone ogni anno. Un risultato notevole, ma che presenta ancora alcune criticità. L’accordo ha, ad esempio, limitato i riferimenti ai diritti umani, elemento fondamentale per garantire la giustizia climatica. Nel caso specifico, alcuni principi legati ai diritti delle donne sono stati inclusi nel preambolo e menzionati negli articoli su adattamento e capacity building; ciononostante, la Constituency ha espresso forti dubbi sull’efficacia della loro inclusione lamentando inoltre la loro assenza in altri ambiti cruciali del testo, come l’articolo dedicato alla climate finance, fondamentale per l’attuazione di politiche ambientali efficaci.

Non essendo possibile modificare i termini dell’Accordo, la COP22 rappresenta per la società civile l’occasione di compensare le lacune del testo influenzandone le modalità d’implementazione. Con quest’intento, la UN Women and Gender Constituency ha sottolineato l’inadeguatezza degli impegni finanziari dei paesi industrializzati in ambito di mitigazione e adattamento. La roadmap per raggiungere 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020, ad esempio, è un iniziativa di sostegno finanziario da parte dei Paesi sviluppati verso quelli che subiscono maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico: nonostante gli intenti, la capitalizzazione del fondo stenta a decollare. Secondo la Constituency, inoltre, occorrerebbe procedere al finanziamento di progetti e politiche ambientali assicurando al contempo l’integrazione di una prospettiva di genere, che oggi sembra mancare.

La Constituency, nei mesi precedenti all’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, ha attuato un’intensa azione di advocacy con i membri del Subsidiary Body for Implementation (SBI) dell’UNFCCC, l’organo preposto all’implementazione della Convenzione. Tale impegno ha portato i suoi frutti un paio di giorni fa, con l’approvazione dell’“Agenda Item 16 – Gender and Climate Change” da parte del SBI, accolta questa mattina come un successo. Il documento prevede l’inclusione della prospettiva di genere nell’implementazione dell’Accordo di Parigi in maniera trasversale, includendo anche la finanza climatica. Lakshimi Puri, Deputy Executive Director di UN women, ha dichiarato che “grazie a questo documento le parti non potranno ignorare i diritti delle donne nel processo di implementazione dell’Accordo di Parigi (…), un enorme risultato che testimonia il ruolo fondamentale della società civile nella realizzazione della giustizia climatica”.

 

Chiara Soletti

 

Pubblicato per Italian Climate Network sul bollettino tecnico e sul sito dell’organizzazione.