Verso la COP21 di Parigi – Donne e Adattamento Climatico

La 21^ Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul clima prenderà in considerazione il ruolo femminile nei meccanismi di adattamento ai cambiamenti climatici.

El Mouddaa è un villaggio berbero: 350 persone che vivono a 2000 metri di altezza tra le montagne del Parco Nazionale di Toubkal in Marocco. Negli ultimi vent’anni la comunità ha risentito del cambiamento climatico, sperimentando una crescente incertezza alimentare che ha costretto gli uomini a lasciare il paese per trovare lavoro stagionale. Questo stato di bisogno ha aumentato le responsabilità delegate alle donne, creando però un’opportunità di emancipazione e di crescente partecipazione alle decisioni comunitarie.

Durante la COP21 di Parigi, che avrà inizio il 30 novembre 2015, si parlerà di clima anche in questi termini, considerando i cambiamenti in atto sotto angolature diverse dal consueto. Uno dei punti di vista più mirati riguarda la donna e le realtà che le sono proprie, dalla maternità alla famiglia, dall’economia domestica all’imprenditoria, fino alla rappresentanza femminile negli organi di governo nazionali e sovranazionali. Si parlerà quindi di diritti umani e di come la lotta ai cambiamenti climatici possa trasformarsi in un’opportunità per il loro riconoscimento e la loro implementazione. La questione ha un posto di rilievo nell’agenda delle Nazioni Unite che ha riconosciuto la necessità di una Women and Gender Constituency, nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). La questione ruota attorno a cinque argomenti di fondo, – adattamento, mitigazione, finanza, tecnologia, sviluppo personale – oggetto su queste pagine di altrettanti approfondimenti giornalistici d’approccio alla conferenza di Parigi.

La situazione delle donne berbere di El Mouddaa s’inquadra in uno dei programmi di adattamento dell’UNDP (United Nations Development Programme) per ridurre i costi sociali ed economici dei cambiamenti climatici. L’innalzamento delle temperature e le alluvioni sempre più frequenti hanno degradato irreparabilmente l’ecosistema su cui la comunità faceva affidamento.

È un problema che nel pratico può essere affrontato con il rimboschimento dell’area, una migliore gestione delle risorse naturali e l’adozione di protocolli di gestione preventiva delle emergenze. Le donne sono state addestrate e direttamente coinvolte nella gestione dell’attività e la lontananza degli uomini ha aiutato a superare le prevedibili resistenze culturali. Questo ha avuto importantissime ricadute sociali. Le donne sono riuscite a mobilitare l’intera comunità sia insegnando ai più giovani le tecniche di adattamento, sia chiedendo agli anziani di condividere la loro conoscenza del territorio. I risultati di questa maggiore coesione comunitaria non si sono fatti attendere: il rifornimento alimentare della comunità è diventato più stabile e ci sono buone prospettive di ridurre la necessità dell’emigrazione maschile. Il progetto sta contribuendo a ridurre le disuguaglianze di genere con la prospettiva di coinvolgere le donne nei processi decisionali sia a livello locale che nazionale.

L’esperienza di El Mouddaa dimostra come l’approccio di genere, l’inclusione delle donne e di tutti i gruppi vulnerabili siano essenziali per un’efficace ed equo processo di adattamento ai cambiamenti climatici.

Chiara Soletti

Pubblicato per Italian Climate Network sul sito dell’organizzazione.