Negoziati sul clima e diritti umani – Aggiornamenti da Bangkok

Il nove di settembre si è conclusa a Bangkok, Indonesia, la seconda sessione intermedia dei Negoziati sul Clima delle Nazioni Unite per il 2018. In questo momento i negoziatori si stanno concentrando sulla stesura del “Programma di lavoro dell’Accordo Parigi“, ovvero un documento che mira a stabilire le modalità e le tempistiche con cui le Parti, ossia i paesi aderenti, dovranno lavorare per l’attuazione degli obiettivi presenti nell’Accordo. La lentezza della prima sessione intermedia nell’arrivare a delle linee guida comuni su vari temi, tra cui la finanza climatica, ha reso necessaria una seconda convocazione straordinaria dei tre organi sussidiari istituiti nell’ambito dell’UNFCCC (l’ente sussidiario per l’attuazione – SBI, l’organo sussidiario per i consigli scientifici e tecnologici – SBSTA e il gruppo di lavoro ad hoc sull’accordo di Parigi – APA). L’obiettivo è tenere fede all’impegno preso nel 2016, ovvero adottare le decisioni chiave relative al “Programma di lavoro” alla COP 24, che si terrà a dicembre di quest’anno a Katowice, in Polonia.

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Una rapida transizione con una crescita inclusiva - Una prospettiva dal CBI Annual Forum 2018

Il Forum annuale 2018 del Climate Bonds Initiative ha visto una grande partecipazione, con uno scambio tra importanti azionisti ed emittenti e investitori. Come nelle edizioni precedenti dell’evento, sono state discussi vari aspetti riguardanti argomenti climatici e di green finance, ma quest’anno nel programma sono emersi argomenti su tematiche sociali, con una tavola rotonda dedicata interamente alla Just Transition.

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La giustizia sociale passa dall'accesso all’energia rinnovabile

Durante le conferenze delle parti, l’UNFCCC organizza delle giornate tematiche dedicate ai problemi più urgenti in ambito climatico. Ieri alla COP23 è stato il gender day, ovvero la giornata dedicata ai diritti di genere e alle differenti avversità che donne e uomini affrontano in relazione al cambiamento climatico.

È in questa giornata che, durante uno degli eventi a lato delle negoziazioni, Rachel Kyte (la Rappresentante Speciale per l’Energia Sostenibile delle Nazioni Unite e Amministratore Delegato dell’organizzazione Sustainable Energy for All) ha annunciato il lancio del “People-Centered Accelerator”, un'importante iniziativa di facilitazione all’accesso energetico per i gruppi socialmente vulnerabili.

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Bonn: l’indecisione degli USA e la nuova leadership energetica di Cina ed India

A due giorni dalla fine del negoziato intermedio dell’UNFCCC di Bonn si continua a parlare dell’impatto delle decisioni dell’amministrazione Trump in ambito ambientale: già dall’inizio delle negoziazioni gli Stati Uniti hanno lanciato segnali poco incoraggianti presentandosi con una delegazione di soli sette membri. Questo dato risulta particolarmente importante considerando che Cina ed India, tra i principali contributori mondiali di gas serra, sono presenti a Bonn con un numero rilevante di delegati, nel caso della Cina ben 40.

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L’attività di advocacy per la parità di genere alla COP22

Anche quest’anno, nell’ambito della COP22 si è svolto il Gender Day, dedicato alla sensibilizzazione verso la parità di genere in ambito climatico. La giornata è iniziata con una riunione di aggiornamento sulla situazione dei lavori della gruppo di interesse dedicato ai diritti delle donne, la UN Women and Gender Constituency (WGC).

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Amazzoni climatiche: Hindou Oumarou Ibrahim, dedicare la vita ad un popolo

Nelle questioni legate al cambiamento climatico la donna dovrebbe essere uno dei punti di riferimento per ogni discorso, a causa della sua importanza nella società e della sua maggiore vulnerabilità. Nel dibattito internazionale, al contrario, la rappresentanza femminile non è proporzionata ai rischi cui le donne sono esposte in caso di disastri ambientali. Nel contesto dell’imminente COP22 di Marrakech, è importante presentare il lavoro di quante, diplomatiche o attiviste locali, si stanno distinguendo nel campo della giustizia climatica.

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Giustizia climatica, cos’è e cosa rappresenta per i diritti delle le donne

La Giustizia climatica è uno degli argomenti di maggiore attualità nel dibattito internazionale sui cambiamenti climatici. Dall’attuale modello di sviluppo emerge un paradosso: le popolazioni che subiscono maggiormente le conseguenze del riscaldamento globale sono quelle che meno hanno contribuito a creare il fenomeno. Questa situazione di squilibro può essere gestita soltanto riconoscendo le responsabilità storiche delle nazioni industrializzate. Da queste è necessario un maggiore impegno nella riduzione dei gas serra, ma non solo.

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Verso la COP21 di Parigi: Donne e Mitigazione dei Cambiamenti Climatici

Nell’ambito dei temi presenti nella bozza di testo negoziale per la COP21 di Parigi, la questione della parità di genere è presente fra i principi ispiratori e nella definizione delle risposte al cambiamento climatico. Come già illustrato nei precedenti articoli di questa Rubrica, diversi sono gli aspetti in cui tali considerazioni trovano realizzazione: fra questi, di particolare rilevanza è il ruolo della donna nei progetti avviati nei paesi in via di sviluppo per l’attenuazione delle cause dei cambiamenti climatici.

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Mind the “GAP”! Il programma per la partecipazione femminile e di genere in ambito climatico

Alle Conferenze delle Parti (COP) delle Negoziazioni sul Clima delle Nazioni Unite (UNFCCC) esistono da poco meno di una decina d’anni dei gruppi di interesse, le cosiddette “constituencies”, che lavorano all’interno dell’UNFCCC per promuovere politiche e progetti rilevanti ai loro valori ed idee.

Tra di queste c’è la “Women and Gender Constituency”, gruppo di interesse che promuove l’inclusione dei diritti e degli interessi in ambito climatico ed ambientale di donne e altri gruppi di genere. Nato come un ristretto numero di individui ed organizzazioni nel 2009, la Constituency è diventata un attore di sempre maggior rilievo all’interno dell’UNFCCC. é anche grazie al lavoro di questo gruppo se la società civile ha potuto nel 2015 far sentire la sua voce all’interno delle negoziazioni e far includere principi legati ai diritti umani nel testo dell’Accordo di Parigi.

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Cambiamenti climatici, la salute delle donne è sempre più in pericolo

Ginevra marzo 2009, l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite pubblica iprimo rapporto sulla relazione tra diritti umani e cambiamento climatico, un momento importante per la comunità internazionale, perché vengono riconosciute formalmente le conseguenze sociali, culturali ed economiche del fenomeno.

I cambiamenti climatici esasperano la stato di discriminazione e povertà in cui si trovano milioni di persone, paradossalmente quelle che meno hanno contribuito alla creazione del fenomeno. Le donne dei paesi in via di sviluppo sono a tutt’oggi tra i gruppi maggiormente a rischio, con ricadute spesso drammatiche sulla loro salute sessuale e riproduttiva.

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Difensori della terra, è l’ambiente il nuovo campo di battaglia dei diritti umani

L’ambiente è la condizione necessaria al pieno godimento dei diritti umani: un contesto degrado può infatti compromettere l’esercizio delle libertà fondamentali, fino a minacciare, nei casi più gravi, il diritto alla vita. È in questo scenario che la battaglia in difesa dei diritti umani si intreccia con quella della protezione ambientale, in un approccio che non lascia spazio di separazione tra due ambiti così fortemente interdipendenti.

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Amazzoni Climatiche: Zakia Naznin, migrazioni ambientali e giustizia climatica

Nelle questioni legate al cambiamento climatico la donna dovrebbe essere uno dei punti di riferimento per ogni discorso, a causa della sua importanza nella società e della sua maggiore vulnerabilità. Nel dibattito internazionale, al contrario, la rappresentanza femminile non è proporzionata ai rischi cui le donne sono esposte in caso di disastri ambientali. Nel contesto dell’imminente COP22 di Marrakech, è importante presentare il lavoro di quante, diplomatiche o attiviste locali, si stanno distinguendo nel campo della giustizia climatica.

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Amazzoni Climatiche: Patricia Espinosa, una buona notizia per la giustizia ambientale

Nelle questioni legate al cambiamento climatico la donna dovrebbe essere uno dei punti di riferimento per ogni discorso, a causa della sua importanza nella società e della sua maggiore vulnerabilità. Nel dibattito internazionale, al contrario, la rappresentanza femminile non è proporzionata ai rischi cui le donne sono esposte in caso di disastri ambientali. Nel contesto dell’imminente COP22 di Marrakech, è importante presentare il lavoro di quante, diplomatiche o attiviste locali, si stanno distinguendo nel campo della giustizia climatica.

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Giustizia climatica e parità di genere: l’incontro con WEDO

L’incontro con Juliana Vélez e Majandra Rodriguez Acha della Women’s Environment & Development Organization (WEDO). WEDO è un’organizzazione non governativa di advocacy americana con sede a New York, impegnata nel campo della parità dei diritti femminili nelle politiche globali. La sigla, esplicitata in Women’s Environment & Development Organization, richiama i due ambiti d’azione privilegiati, – ambiente e sviluppo, – e viene scandita nel logo istituzionale su due righe, WE/DO, per mandare un chiaro messaggio d’impegno sul campo.

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Il principio della Parità di Genere: la situazione dai negoziati della COP21 di Parigi

A due giorni dalla fine delle negoziazioni della COP21 il principio di parità di genere sembra avere buone possibilità di essere incluso in diverse parti del testo dell’accordo di Parigi. Nella bozza pubblicata l’8 dicembre il principio è presente nel paragrafo 10 del preambolo, nell’articolo 4 sull’adattamento, nel 6 sulla finanza climatica e nell’ 8 sulla capacity building. Per quanto riguarda la COP Decision, inoltre, la menzione alle donne e alla prospettiva di genere è presente nelle previsioni 77 e 80 sullo sviluppo tecnologico e alla 111 sull’implementazione.

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Verso la COP21 di Parigi: Donne e Accesso Tecnologico

Nell’ambito dei temi presenti nella bozza di testo negoziale, alla COP21 di Parigi si parlerà dell’importanza dell’accesso alle risorse tecnologiche, che possono rappresentare un valido strumento per la legittimazione delle donne e la lotta al cambiamento climatico.

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Gender and climate change: che cosa c’entrano le donne?

A prima vista si direbbe una forzatura, ma la questione acquisisce subito margini più precisi se si trasferisce il discorso nei paesi in via di sviluppo dove le donne non solo rappresentano il 43% della forza lavoro agricola (dati che oscillano tra il 50% e il 70% nei paesi dell’Africa Sub­Sahariana), ma sono ancora coloro che per ragioni socio­culturali si occupano della preparazione del cibo quotidiano.

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